Camaldoli

Con il termine "Foreste Casentinesi" si è soliti designare quell'ampio organismo forestale che si estende su entrambi i lati del crinale tosco-romagnolo fra il monte falterona e il Passo dei Mandrioli, da molti secoli formato dall'accorpamento delle Foreste di Campigna, di Badia Prataglia - La Lama e di Camaldoli. Questo insieme omogeneo di proprietà demaniali occupa quasi un terzo della superficie totale del Parco. (Guida Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna - Mario Vianelli).

La Riserva Statale di Camaldoli occupa una superficie di circa 1.119 ettarisi trova in Toscana in provincia di Arezzo e precisamente nel comune di Poppi, si estende sul versante meridionale dell'Appennino Tosco-Romagnolo tra le località Giogo Secchieta e Poggio Tre Confini.
La storia della foresta di Camaldoli nasce con l' Ordine dei Frati Camaldolesi intorno all'anno 1000, quando questi si stabilirono su queste montagne (CASANOVA, et al., 1982; CACCIAMANI, 1965.
I frati costituirono nel tempo una vasta proprietà attorno all'Eremo; proprietà che fino dal XII secolo fu sottoposta ad utilizzazioni forestali.
La foresta fu sottoposta da subito ad una rigida gestione diretta da una severa normativa che si intrecciava con l'ordinamento della vita monastica. Le prime norme forestali risalgono al 1278, ma molto probabilmente esistevano già da prima disposizioni di cui purtroppo nessuna documentazione è giunta sino a noi. Sicuramente furono i frati ad introdurre la tecnica della piantagione, importata poi dal Siemoni nelle Foreste Casentinesi, e a trasformare il bosco misto di Abete e Faggio in abetina pura.
La nascita di una vera e propria organizzazione commerciale per la vendita del legname risale al XIV secolo, ma vendite non continuative venivano effettuate fin dal XIV secolo e già nel 1458 esisteva una segheria, azionata da forza idraulica, a lato del Monastero di Fontebono (oggi comunemente chiamato di Camaldoli).
Successivamente, nel 1866, la foresta venne espropriata dallo Stato Italiano come conseguenza della legge di soppressione degli ordini monastici emessa dal Regno d'Italia e, dopo alterne vicende, nel 1871 divenne foresta inalienabile passando in gestione, l'anno successivo al Ministero dell'Agricoltura.
Iniziò allora un periodo molto positivo: la superficie boscata si ampliò a scapito dei pascoli e dei terreni agrari seguendo un andamento che continuerà sino alla prima guerra mondiale. Durante tale conflitto infatti, la quantità di legname che la foresta camaldolese fornì fu enorme e solo dopo il 1925 l'ASFD inizierà un'adeguata politica ricostruttiva.
Nel 1932 le tre foreste Casentinesi, di Camaldoli e di Badia Prataglia, furono riunite e gestite dalla sola Amministrazione dell'Ufficio dell'ASFD di Pratovecchio che mantennero un piano di assestamento autonomo fino al 1980.


        
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